Le Esperienze a Saboba....

Raffaela scrive:

Tentar non nuoce...

....voglio dire che non riesco ad immaginare quando riuscirò veramente a digerire quest'esperienza, tanto è stata forte e assolutamente totalizzante, tanto da farmi sentire straniera proprio qui a casa mia, dove sono approdata dopo una serie di peripezie poco simpatiche, ma che non hanno sminuito di una virgola l'amore "appassionato" che 26 giorni di Ghana, e soprattutto 19 giorni di Saboba, hanno maturato in me per quella gente (la "mia" gente) e per quella terra meravigliosa e terribile al tempo stesso...

Per cui adesso tento "a braccio" di inviare qualche flash, pescando dalla mia anima ancora dolorante per la partenza e un po' dai miei diari, soprattutto le sensazioni.
Per quanto riguarda i fatti c'è il diario dei volontari di HEALTH-AID che io e la mia fida compagna di s...ventura (o meglio...mia sorella amatissima) Valentina abbiamo "nutrito" quasi giorno per giorno perchè nulla andasse perso della nostra esperienza, soprattutto per Diego e le nostre patronesse, ma anche per chi continuerà il nostro lavoro a dicembre (visto che a noi è un po' mancata l'eredità sotto forma di notizie "pratiche" delle esperienze passate).

...Tento la strategia "per capitoli":

- Accoglienza: lo staff locale è stato premurosissimo con noi, facendoci sentire a casa dal primo istante e preoccupandosi di noi minuto per minuto (....a parte qualche problemino al ritorno dovuto a cause di forza maggiore, ma sono stati degli angeli custodi degni di tale carica istituzionale!!!)

- Saboba: the most beautiful place I've seen in Ghana....una cittadina piuttosto pulita con una popolazione estremamente accogliente, con la piena disponibilità anche delle istituzioni locali a sostenerci ove possibile (soprattutto per la questione trasporti, vera spina nel fianco di qualsivoglia tentativo di programmazione di qualsivoglia iniziativa).
     Naturalmente una cittadina rurale e povera, ma con una spiccata dignità, che traspare dall'ordine delle cose e delle persone (....se vedete realtà cittadine più sviluppate come Yendi, da me ribattezzata "THE HELL", potrete capire di cosa sto parlando...).
Il mio unico piccolo problema è che sono una persona in fondo piuttosto impulsiva, anche se nessuno lo crederebbe, perchè ho un modo tutto mio di esprimere i miei sentimenti (diciamo...criptico, specie se mi accorgo che ho reazioni interiori spropositate...)
     Per cui ho maturato dentro un'idea di ulteriore stratificazione sociale di questa popolazione che pure è tutta povera e dimenticata se non da Dio sicuramente da qualcun altro di molto importante visto che non hanno il medico...col passare dei giorni e con la conoscenza diretta del territorio rurale circostante la città (sono riuscita a visitare circa 15 villaggi...) mi è parso di individuare anche in questo contesto difficile una sorta di borghesia, una sorta di plebe e una sorta di poveri dei poveri...per cui ho smesso abbastanza presto il sorriso smagliante e ho chiuso prontamente le scatole dei medicinali quando l'amico di..., il pastore di..., il poliziotto di..., venivano a chiedere, qualche volta a pretendere, nemmeno troppo gentilmente, i farmaci... in realtà non sempre ho potuto negare anche se avrei voluto, perchè "la ragion di stato" non lo permetteva...forse...insomma, non è stato facile discernere ogni volta il da farsi, ma abbiamo cercato di dare il primato ai più poveri tra i poveri, tenendo le medicine per i villaggi persi nel bush e armandoci di libretto di prescrizione (...un vero far-west...ho prescritto e prescritto sui moduli del ministero della sanità ghanese senza dare le mie credenziali a chicchessia...si fidano ciecamente di HEALTH-AID!!) per i cittadini che forse potevano permettersi un po' di più di acquistare le medicine al dispensario dell'ospedale...

- Bush: anche per i villaggi la realtà è estremamente eterogenea, impossibile omologare le impressioni...si va da comunità apparentemente più evolute (esempio di parametri di giudizio: sostegno concreto della comunità- come contributo economico soprattutto- a figure di servizio collettivo come la TBA o l'Health Volunteer; compliance al programma di educazione al Family Planning effettuato l'anno scorso anche dalle nostre volontarie) a realtà da "vero terzo mondo" (sporcizia, bambini malnutriti a frotte, nessun interessamento all'attività delle figure di cui sopra...)
In un villaggio dove mi sono recata da sola con David per il rifornimento e il "refreshing" della TBA mi hanno portato tre bambini molto malati: tutti febbricitanti e debolissimi, uno addirittura quasi "bianco" per l'anemia...e tutti con un addome gonfio degno di Giuliano Ferrara...tutti naturalmente con la malaria: io li ho visitati, ho dato la terapia ma soprattutto accecata dalla rabbia ho detto che le mie medicine non sarebbero servite a niente se questi bambini non conoscevano il sapore della carne e delle uova...eh sì, perchè sicuramente c'è una povertà materiale, ma il vero abisso su cui secondo me sprofonda lo stato di salute dei villaggi africani è quello culturale...ed è qui che va fatto e concentrato il nostro lavoro...
...ne ho parlato con i bravissimi studenti di medicina con cui ho lavorato (Simon, Michael e Hayford) e con Jacob: i nostri RAID diagnostico-terapeutici nei villaggi, per quanto preziosi (perchè se anche salvi una sola vita ne è valsa la pena...) andrebbero inseriti in un progetto più ampio, con prospettive di fruttificazione a lungo termine...eh sì, perchè andati via noi la vita lì riprende esattamente come l'abbiamo lasciata...allora l'OUTREACH, il TREATMENT possono essere "monete di scambio" con il villaggio, un segno molto tangibile del nostro interessamento incondizionato e gratuito alla loro gente, un pegno di credibilità che può far SPALANCARE LE ORECCHIE all'educazione sanitaria che deve essere la priorità assoluta, perchè porta frutto anche quando il medico non c'è...Noi non abbiamo potuto farla, almeno fino a quando c'ero io, perchè gli screening erano infiniti ed estenuanti, arrivando a visitare e trattare anche 60-70 persone in una mattinata...se solo esistessero i PANINI!!! (l'ho detto a Jacob che è un problema serio per quanto apparentemente stupido...)
Tuttavia durante gli screening abbiamo segnato tutte le patologie diagnosticate, così da avere un'idea della loro prevalenza nei singoli villaggi e così poter fare un programma di intervento, soprattutto in materia di educazione sanitaria, mirato alle priorità oggettive delle singole comunità).

- Levatrici tradizionali: ne ho visitate 14, più due "di Mr. Joshua"che si trovavano sul mio cammino...
ho fatto una foto con ognuna di loro, così che potrete conoscerle in viso...ho dovuto improvvisare il "refreshment" con la mia fantasia perchè purtroppo non ho ricevuto i suggerimenti richiesti alle volontarie dell'anno scorso, e non sapevo a cosa stavo andando incontro...mi sono fermata con ognuna di loro per 45 minuti circa, ispezionando i loro box, rifornendole di sapone, "interrogandole" soprattutto.
Ho chiesto poi a David e a Jacob, miei preziosi collaboratori in questa maratona, se secondo loro era utile il mio lavoro, loro hanno detto che era utilissimo (effettivamente qualcosa le donne avevano dimenticato, qualcosa non era chiaro e qualcosa non avevano mai sentito), ma Jacob mi ha suggerito un elemento mancante della formazione che io davo loro e a cui non ho potuto provvedere perchè come tutti i medici italiani vengo formata a fare le cose più complicate ed astruse, ma non quelle terra-terra: e cioè nello specifico le modalità di recisione del cordone ombelicale.
Questo perchè in alcuni villaggi si notava che non era proprio una manina di fata a tagliare in quanto le cicatrici erano dei veri e propri salsicciotti...allora ho pensato, caro Diego, che in queste settimane preparerò, con l'aiuto di qualche collega dalla vena artistica, delle illustrazioni su questo argomento (dopo opportuna documentazione con i pediatri, si intende!!), e magari su qualcos'altro, se mi viene in mente, così da dare una fonte di refreshment permanente alle nostre TBAs...lo farò portare laggiù dai nostri volontari invernali se ti piace l'idea...comunque tutto sommato le ho trovate abbastanza preparate e abbastanza pulite soprattutto, a parte un paio dal cui box sono usciti insettacci arancioni a go-go...i miei traduttori sono stati piuttosto categorici con le suddette signore, e a una di loro che si è schernita dicendo "se sapevo che veniva la dottoressa pulivo tutto" David prontamente ha risposto " You have to be ready everytime, because we don't know when Jesus Christ will come!!!"...e lei ha annuito...

- Antenatal care: per vari motivi organizzativi che non sto qui ad elencare sono potuta andare solo una volta (a parte che si intrufolavano uomini, bambini e donne di tutte le età senza ombra di gravidanza per farsi visitare da me con i più disparati problemi), quando finalmente mi sono liberata dagli invasori non senza essermi arrabbiata con l'infermiere, ho goduto di una vera e propria lezione di ostetricia "classica" da parte delle bellissime e  bravissime ostetriche del DHMT, che mi hanno insegnato manovre semeiologiche e tecniche semi-strumentali che avevo letto solo sui libri.

- Ospedale: Diego...Diego...tu non ti rendi conto...ma dove pensavi di mandarmi??? Io la malaria e la febbre tifoide, nonchè i vari funghi e parassiti intestinali li avevo letti solo sui libri...non ci si può assolutamente improvvisare medici in una realtà sanitaria così estranea...in Occidente gli stessi sintomi significano ben altre malattie...e i farmaci...e le dosi... mi ci è voluta almeno una settimana di duro lavoro fianco a fianco con gli studenti di medicina per acquisire una certa sicurezza e indipendenza diagnostico-terapeutica...al mio ritorno ad Accra ne ho parlato con Divine che era della stessa opinione: a un medico che proviene dalle nostre parti è necessario un periodo...lui parlava addirittura di 6 mesi... di affiancamento a un medico del luogo per padroneggiare la situazione...non ci si può improvvisare...non è giusto...gli infermieri non diplomati dell'ospedale erano sicuramente più adatti di me!!

- E' arrivato un ginecologo: purtroppo non ho potuto frequentare il reparto (ho dato la priorità ai villaggi) e tornare distrutta alla Guest House alle 3-4 del pomeriggio e poi sobbarcarsi 40 minuti di cammino fino all'Ospedale era fisicamente impossibile; non sembrava all'inizio ma il clima era davvero sfiancante.
E' assolutamente necessario che i volontari abbiano un mezzo di trasporto intracittadino semplice, sicuro, economico come delle bici!!
Le distanze con quel clima sembrano davvero centuplicarsi, e il tempo è prezioso e le energie anche, comunque la voce si è sparsa subito così ho fatto varie visite domiciliari e varie donne sono scese dai villaggi in città per incontrarmi all'ufficio; e all'ospedale ho sempre trovato una immediata disponibilità di spazi e mezzi e traduzioni ogni volta che mi sono presentata con qualche donna.
Ho anche un paio di casi di sterilità con cui mi terrò in contatto dall'Italia per seguirne l'evoluzione e dare suggerimenti...anche perchè da quelle parti mi è parso di capire che i tentativi terapeutici, specie chirurgici, sono assolutamente obsoleti e soprattutto inefficaci...non vorrei che stiano a farsi spillare soldi dal ginecologo cubano di turno....

- L'ufficio:...santo cielo l'impatto...ma ci abbiamo dato sotto con olio di gomito, abbiamo purtroppo fatto una serie imprecisata di "BIG FUNERALS" ( ...ho ribattezzato qualsiasi cosa...in questo caso intendo i mega-falò di medicinali scaduti...un vero peccato...)...abbiamo iniziato l'inventario dei farmaci, fatto le traduzioni di "indicazioni-posologia" così da renderli fruibili all'Ospedale...e penso che Vale e Paolo, coadiuvati dai nostri collaboratori e soprattutto da quell'angelo di Jerry, il ragazzo del negozio di fianco all'ufficio che in silenzio ogni giorno ha lavorato più per noi che per lui, stiano completando questo a mio avviso preziosissimo e prioritario lavoro.

Potrei continuare all'infinito, di alcune cose preferisco parlarne di persona con te, altre le troverai sul diario di HEALTH-AID, altre te le manderò man mano che il processo di digestione evolve.
Io sono felicissima: da quando ho messo piede in Italia TUTTI TUTTI mi dicono che sono tornata molto più bella e luminosa di quando sono partita e io mi sento così. Tornata in una casa che sento meno mia perchè il mio cuore è rimasto laggiù.
Come ho scritto a Divine vorrei continuare a lavorare con voi cercando di mettere a frutto l'esperienza fatta che è stata fondamentalmente una gigantesca lezione di vita e professionale: ho imparato, ascoltato, immagazzinato, compreso, o almeno ho cercato di comprendere, così che la prossima volta, che spero caldamente ci sarà e spero soprattutto in tua compagnia, sarò preparata e più funzionale alle esigenze reali della nostra seconda terra.
ah, prima che dimentichi: un elogio particolarmente caloroso ai Medical Students, con me insegnanti pazienti, colleghi preparati, con una sapienza e una disinvoltura semeiologica da far arrossire un iperspecializzato e tecnologizzato medico italiano quale io sono, che hanno rinunciato e rinunceranno, se li vuoi ancora, anche ad esperienze estere per collaborare di nuovo con HEALTH-AID...e delle persone splendide...il giorno dello scippo mi hanno voluto così bene "con i muscoli" che mi hanno fatto passare presto l'angoscia...

...allora a presto... non ti ringrazierò mai abbastanza per avermi dato l'occasione di fare la cosa più intelligente degli ultimi 30 anni... per tenermi stretta...

un abbraccio fortissimo   

RAFFA
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