| Mirco
ci scrive: ACCRA 27
dicembre 2003
Ho sfogliato il Diario Rosso alla
ricerca di un'ispirazione per concludere dignitosamente i racconti di
questa grande esperienza.
Mi sono imbattuto nei resoconti
drammatici di Arianna, nelle delusioni di Diego, nelle incomprensioni
di Raffaela e Valentina con Jacob e David, le belle parole di tutti
quelli che sono stati qui.
Il diario rosso. Diario di vita
e sentimenti. Di gioie e delusioni. Di fatti e di chiacchiere. Vorrei
scrivere più di quattro chiacchiere, vorrei dare consigli e descrivere
emozioni e situazioni a chi verrà dopo di me ma so per certo che Saboba
bisogna vederla, bisogna viverla per "pensare" di averla capita.
Quindi? Mi sono tormentato di domande campali, sia personali che generali.
Ho raggiunto alcuni obiettivi e ho capito che di parole al vento (ed
io sono un campione in questo sport) se ne possono lanciare a frotte.
ma? Cercherò di sintetizzare. In questo viaggio avevo riposto molte
aspettative in parte ripagate ed in parte no.
Posso
affermare di essere venuto a Saboba per vivere un'esperienza personale,
per capire quanto in realtà ero pronto ad affrontare una vita fuori
dalla mia comoda casa, lontano dagli affetti e dalle mie cose, unendo
l'utile al dilettevole, cioè, continuando a fare quello che faccio tutti
i giorni, il mio lavoro, aiutare chi è meno fortunato di me.
Ho lavorato molto, tutti i giorni nei villaggi, cercando di medicare
le ferite dei bambini con il materiale mandato dall'Italia. Anche se
non ho cambiato niente, sono soddisfatto di aver utilizzato le poche
ma buone risorse di HEALTH-AID e di essermi, in parte, reso utile.
Posso dire di aver capito che amo vivere in questo modo ma che ho bisogno
di migliorarmi e non poco (vedi il mio inglese e le mie conoscenze).
Mi sono sentito forte ed in forma, sicuramente meglio che in Italia,
quindi obiettivo personale raggiunto.
Posso dire di aver fantasticato
molto in Italia su quanto di bello si possa fare per il prossimo. La
realtà è che quando arrivi qui diventi così piccolo che solo il distretto
di Saboba-Chereponi è il posto più sconfinato al mondo e che tutto sembra
così impossibile.
Inizi allora a pensare: serve l'acqua corrente, serve il medico all'ospedale,
servono più vestiti e più scarpe, la realtà è che meglio poco che niente
perché qui il niente ha dimensioni spropositate ed HEALTH-AID è sicuramente
più di poco, sicuramente non abbastanza. Posso dire che il progetto
così come pensato per questa ACTION funziona. Tabella di marcia piena
di appuntamenti (più di 50 villaggi) e tutti, più o meno, rispettati.
I fratelli ghanesi sembrano più organizzati di quanto letto e sentito
in passato.
Sulla
direzione del tiro si potrebbe scrivere e parlare per pagine, ma credo
che una bella chiacchierata con il "presidente" sia più costruttiva.
Per quanto riguarda le motivazioni capitolo a parte ma sicuramente da
affrontare. Vorrei congedarmi e ringraziare e questo significa che è
ora di mettere un punto a tutto quanto.
Ringrazio tutte le persone che sopravvivono a Saboba. Mi hanno insegnato
molto: il concetto di fame e sete, la concezione dei bisogni, il concetto
di ospitalità: grazie a tutte le persone che mi hanno sorriso, salutato
per strada, stretto la mano e che mi hanno fatto sentire importante
per quel poco che abbiamo fatto.
Grazie ai bambini che hanno sopportato in silenzio le mie "torture"
sono dei piccoli grandi uomini.
Grazie a Divine, ai medical students, David, Kingsley, Jacob, Francis:
mi sono sentito a casa e mi hanno insegnato cosa significa essere amici
quando c'è di mezzo un colore diverso, una lingua diversa, una cultura
diversa, vite diverse.
Grazie ai miei compagni di viaggio:
a Davide per aver condiviso il letto a una piazza e mezzo, confidenze,
timori, scherzi. A Serena per aver ascoltato le mie paranoie e per essere
così divertente. A Nicoletta per aver dato quel tocco di imprevedibilità
all'ACTION V. A Lisa e Naomi per aver reso più interessante e multiraziale
il soggiorno a Saboba. A Dr. Raffaela, alla sua professionalità, sensibilità
e amicizia, stima infinita. Grazie a Diego per avermi sbattuto in mezzo
alla savana: questo era il modo migliore per capire quello che mi aspettava,
buttarcisi dentro.
Grazie a tutti quelli che hanno
sopportato il mio pessimo inglese, la mia insopportabile precisione,
le mie paranoie ed il mio carattere così "lunatico" GRAZIE. Lunedì mattina
inizierà un nuovo periodo della mia vita, della mia nuova vita. Sono
pronto a raccontare tutto quello che ho visto, che ho provato, per cercare
di contribuire alla crescita di questo progetto. Sono pronto ad esportare
la voce silenziosa dei miei fratelli a Saboba. A presto, magari proprio
qui... MIRCO
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