Le Esperienze a Saboba....

Francesca scrive:

Raramente mi è capitato di mettermi seduta a un tavolo, con un foglio bianco davanti agli occhi, una penna in mano e far fatica a scrivere. Forse ai tempi della scuola, ma allora il vuoto mentale era determinato dall’assurdità o dalla banalità delle tracce di alcuni temi che i professori si inventavano. Oggi, invece, in questo dolcissimo pomeriggio di settembre, a poco più di tre settimane dal mio ritorno dal Ghana, il “panico da pagina bianca” è legato alla sovrabbondanza di incontri, di emozioni, di esperienze vissute nelle circa tre settimane di permanenza.
Dal punto di vista pratico, il mio volontariato è consistito nell’insegnare, per qualche ora, a Jerry, un giovane ghanese, a usare il computer, i programmi di uso comune quasi per tutti da noi, anche per i ragazzini delle scuole elementari. Eppure ciò che per noi è così scontato, là, in quell’altro pianeta, dove per arrivare servono solo circa sette ore di aereo, ma una dozzina di ore di pullman o pick up, è una novità, oppure un desiderio o forse un sogno da realizzare. E’ una novità l’uso del computer, anche se l’informatica, per i più fortunati, si impara a scuola, ma solo sui libri, perché a scuola non ci sono i computer, è una rarità una caramella, un paio di scarpe e un vestito diverso da quello che hai addosso, è quasi un miracolo una medicina, un medico che ti indichi la cura per la tua malattia, o il modo per prevenirla.
francescaLa storia sembra essersi quasi fermata, o semplicemente non esistere, tanto tutto sembra immutato da secoli: case di fango e tetti di paglia o di lamiera, savana e magri campetti coltivati, bambini in mutande e donne che camminano su strade di sabbia rossa con ogni sorta di merce sulla testa, sulla schiena un bimbo, un altro per mano o nella pancia.
Eppure in quel mondo, scevro di tanti oggetti, cibi e comodità cui in questo mondo ho facile accesso, acquistano luce, brillantezza e forza tre componenti della vita troppo spesso trascurate: le relazioni umane, il legame uomo natura e il rapporto con Dio.
Non voglio sostenere che là il rapporto con gli altri, con la natura e con Dio sia sempre buono, perfetto e facile, però ha la giusta posizione centrale che nel ricco mondo è invece sovente occupata dal consumismo.
E’ così capitato di piangere per il tradimento di quello che si pensava un amico, di gioire profondamente per il sostegno di altri amici, di offrire e ricevere cordiale e non forzata ospitalità; di porsi in ascolto della pioggia scrosciante fino ad esserne commossi, di ammirare meravigliati le svariate forme degli alberi, di temere la potenza del mare. Mi è così successo di ringraziare Dio per il cibo che avevo davanti, di rivolgermi fiduciosa a Lui quando il progetto e le buone intenzioni con cui era nato sembravano naufragare, di osannarlo quando i problemi si avviavano a soluzione.
Questo viaggio e la breve esperienza di volontariato mi hanno insegnato molto e mi hanno resa certa che questi due mondi, quello in cui sono nata e dove vivo e quell’altro, in cui ho avuto la possibilità di andare per un breve periodo, non siano l’uno migliore dell’altro.
Si fa però ogni giorno più urgente la necessità di collaborare, liberi, da una parte, dalla mentalità di colonizzatori, liberi, dall’altra parte, da complessi di inferiorità, disposti a condividere le proprie ricchezze, siano esse risorse tecnologiche, capacità umane, materie prime o ambienti incontaminati. A tutti penso sia data la possibilità di avere un ruolo, anche piccolo, in questa partita.
Infine, non posso che ringraziare Diego, Silvia e Mira, miei compagni di viaggio. Un grazie specialissimo a Diego, per le innumerevoli risorse ed energie che impiega in questo progetto, grazie…e non scoraggiarti!
Grazie anche a quelli che in Ghana sono diventati amici: David, Albert, James, Malaue, Peace e Jerry, in particolare. Grazie per l’entusiasmo, per la vostra allegria…mi mancate!

Francesca
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