Le Esperienze a Saboba....

Arianna scrive:

Ciao Diego, qui tutto ok, forse ancora troppo ok per dire di essere nella vera esperienza africana, comunque ci sara' tempo in Saboba per quello. Divine e' partito ieri e sempre ieri e' tornato Paolo, piu' in forma che mai. Kingsley, a proposito questo e' il nostro uomo, e' molto disponibile nonché carico di energie da spendere per gli altri. Per il resto..

ho comprato 10 fetoscopi da lasciare alle nostre 10 ostetriche (...) e il resto e' VITA! Un abbraccione Arianna Ciao Diego, qui e' Ari da Accra, (...) io sto bene anche se l'esperienza di Saboba mi ha mosso molte emozioni dentro che vanno da un desiderio profondo di restare qui a coltivare i miei sogni, all'istinto irrefrenabile di fuggire dall'intero continente nero e tornare nella silente pace delle nostre abitutidini... (...) ti posso assicurare che il lavoro a Saboba e' andato veramente bene (...) adesso sto facendo educazione nei villaggi su una cosa davvero utile, un problema molto sentito ed a mio avviso prioritario: quello della poligamia e del family planning. Le persone sono davvero contente e attraverso i registri del

Centro Salute posso verificare se questo lavoro sta portando frutti. Riguardo al container forse in pochi giorni potremo ritirare le cose e smistarle qui ad Accra. Forse Silvia potrebbe fare qualcosa in quel senso come la distribuzione dei vestiti... noi (io e Jacob) ne abbiamo organizzata una ed e' stato uno dei giorni più belli... per i villaggi più poveri e' manna... ma fammi sapere cosa ne pensi tu... a presto Ari E' strano sentirsi a casa quando tutti ti guardano come uno straniero, benvenuto, ma comunque uno straniero.
Eppure questi volti mi sembrano così familiari, queste cose, questi gesti per nulla estranei. Il mio approdo alla vera Africa rassoda da una parte il mio essere "arrabbiata" con Dio, il non accettare il destino infame di questi disperati, vecchi e consumati a trent'anni. Sole, pioggia, sole, pioggia... sudore che ti cola dal viso e fango che ti entra persino negli stivali... per noi questo tempo sarebbe invivibile anche con tutti i confort più moderni ed invece qui te li vedi sopravvivere tranquillamente senza nulla, solo con la forza interiore della voglia di vita. I giorni passano e proprio quando cominciavo a sentire di fare qualcosa di veramente utile, mi ritrovo in un villaggio con in braccio una bambina di neppure 3 anni che mi muore tra le mani ed il senso di impotenza che mi assale e mi rivela davvero quanto piccola sono in un mare di disperazione. KGHE' CIABO' PAM!

Si, Saboba mi sta davvero lavorando (in gergo edu), mi sento a volte di appartenere a questa terra e solo sporadicamente ricordarmi che è, o potrebbe essere, solo una puntata della mia vita. Il rientro a Saboba, certo faticoso per i bocconi che ho dovuto mandare giù, mi sta d'altra parte ampliamente ricompensando nei villaggi dove sento di avere l'opportunità di condividere questa vita miserabile. A tratti non vorrei più partire, sento che questo è il mio posto, questo ciò che vorrei fare... l'Africa mi sta chiamando ma da profana miscredente mi chiedo dove troverò la forza per rispondere a queste voci, a queste pance vuote.

Cari Amici, (...) la mia esperienza qui e' stata davvero intensa, da subito mi sono sentita a casa e ho trovato una forte intesa con ogni persona a Saboba, nella casa dove ho abitato gioiosamente, all'ospedale dove ho visto morire donne e bambini, al mercato, dove ho condiviso i miei soldi con la gente e nei villaggi, dove ho amato di più spendere le mie energie. Davvero credo, mi sono data tutta, dall'alzarmi tutte le mattine alle 5 a pregare in famiglia, ringraziando per un altro giorno, a partire subito dopo per il "bush" con la pancia vuota e cercare di raggiungere i villaggi più lontani e disagiati attraversando strade invase dall'acqua con in spalla la moto e restare inzuppati tutto il giorno fino a sera e... sentire che non era abbastanza, che c'e' ancora da fare tanto, tantissimo.
Tanto da ripromettermi che non potevo lavarmene le mani con 2 mesi qui  e che sarei dovuta tornare a condividere la disperazione di questa gente per capire fino in fondo cosa significa AVERE LA PANCIA VUOTA. I giorni sono trascorsi velocemente e ogni giorno c'erano volti nuovi da ricordare, volti che non si possono dimenticare, sopratutto di bambini che smettono di esserlo a 4 anni e di donne a cui nulla e' concesso, NULLA. Proprio su di loro ho voluto concentrare il mio lavoro qui, quando ho capito quante gravidanze e rischi sono costrette a subire le donne solo per volontà dei mariti, o per pura ignoranza o paura dei metodi contraccettivi.

Ho lavorato ogni giorno con David che traduceva fedelmente le mie parole, tanto che giorno dopo giorno ha capito perfettamente il mio modo di lavorare e sapeva da solo a memoria cosa dire e lo faceva sempre con tanto entusiasmo.

ARIANNA
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