| Alessandra
scrive:
Scorrono
i giorni e nella mente si sommano le immagini come fotogrammi in sequenza,
la partenza con i piccoli grandi timori, i dubbi le aspettative, l’aeroporto
di Accra la valigia che non arriva. I ragazzi che ci vengono a prendere
e subito un assaggio delle attese e delle trattative con i taxisti.
Il
sapore di Malto della birra di Accra, la città polverosa e nuova
per occhi che non hanno mai visto l’Africa, il consolato e le
speranze di David.
E poi il viaggio il fatidico viaggio notturno, l’agguato, gli
uomini scalzi con le pietre tra le mani ed il rumore dei sassi contro
il vetro del pullman, la sobrietà dei passeggeri nei momenti
di paura, i colpi di arma da fuoco nel silenzio della foresta, i battiti
accelerati del cuore di Paola e del mio.
E poi come una pagina girata l’altra Africa, quella di Saboba.
I villaggi tranquilli, le manine dei bambini che salutano e che precedono
i sorrisi. La prima volta in una capanna di sera, il senso dell’assenza
di tempo, l’accoglienza, il calore delle persone e il fuoco acceso.
I denti bianchi dei neri che illuminano i loro visi e li rendono visibili
nella notte. La casa per i volontari, la polvere e l’entusiasmo.
Diego: la sua energia, le sue parole motivanti ed appropriate per noi
in italiano e per gli altri in inglese; la sua costanza la forza la
determinazione, la passione per la sua missione, la sua autorevolezza.
Paola, Pier e Mario, così diversi e così ben amalgamati
come gli ingredienti di una torta ben lievitata.
E poi gli studenti le loro facce pulite e la voglia di imparare, i bambini
attenti ad ogni nostro gesto e le donne con le schiene dritte e con
tutta l’Africa sulle teste e i bimbi sulla schiena.
I colori dei vestiti, gli sguardi dei bambini durante le medicazioni
l’assenza di lamenti e di lacrime anche dopo il betadine. Le visite
nei villaggi, i saluti dei capi, le attese, la pazienza, la preghiera.
La pace del fiume e la goccia di sudore sulla guancia della giovane
donna che veniva dal Togo con una grossa fascina di legno in testa e
un bimbo sulla schiena, l’incrocio tra i nostri sguardi e il suo
sorriso dolce per me indelebile.
Nella memoria di tutti e cinque i sensi rimarrà un solco netto
di quel sentire che raramente in passato ho avuto modo di provare.
L’Africa mi ha chiamata per questo regalo ed ora che riprendo
il cammino di casa con rinnovata energia non posso che rendere grazie
Alessandra |